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PARTANNA, GLI STUDENTI SCENDONO IN PIAZZA CONTRO IL CARO VITA E PER DIFENDERE IL PROPRIO FUTURO

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Circa un centinaio di ragazzi dell’Istituto Daguirre-Alighieri in sciopero nella mattinata di lunedì 26 ottobre. Nel mirino il caro carburanti, le condizioni degli edifici scolastici e la mancanza di politiche giovanili. Una protesta pacifica, senza bandiere politiche, ma con richieste precise.

PARTANNA – Una protesta pacifica, determinata e senza bandiere di partito, ma con un messaggio chiaro rivolto alle istituzioni: i giovani chiedono ascolto, risposte concrete e la possibilità di costruirsi un futuro senza essere schiacciati dalle difficoltà del presente.

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Nella mattinata di lunedì 26 ottobre, circa un centinaio di studenti dell’Istituto di Istruzione Superiore di Partanna, frequentanti gli indirizzi del Liceo delle Scienze Umane, Linguistico, Scientifico e degli istituti Commerciale e Agrario, hanno proclamato uno sciopero e si sono radunati davanti al portone d’ingresso dell’Istituto Daguirre-Alighieri per manifestare il proprio dissenso contro il caro vita e quelle che considerano politiche governative insufficienti a rispondere alle esigenze delle nuove generazioni.

Cartelloni, interventi al microfono e parole scandite con determinazione hanno dato voce a un malessere che, secondo i manifestanti, riguarda da vicino la quotidianità di studenti e famiglie. Al centro delle rivendicazioni, l’aumento del costo della vita, il caro carburanti, le condizioni di degrado e fatiscenza degli edifici scolastici e la carenza di politiche giovanili capaci di offrire opportunità concrete.

Questioni diverse, ma unite da un filo conduttore: la preoccupazione per un futuro che appare sempre più incerto. Durante gli interventi, i ragazzi hanno puntato il dito contro le scelte delle politiche governative, indicate come una delle cause del disagio economico e sociale che investe le nuove generazioni.

La scelta di manifestare senza simboli di partito ha conferito all’iniziativa un carattere trasversale, con l’obiettivo di mettere al centro non le appartenenze politiche, ma le esigenze degli studenti e il diritto di essere ascoltati. Una mobilitazione nata dalla volontà di portare all’attenzione pubblica temi che incidono direttamente sulla qualità della vita, sul diritto allo studio e sulle prospettive occupazionali e sociali dei giovani.

La protesta si è svolta sotto l’osservazione delle forze dell’ordine, presenti sul posto, e non è stata fermata neppure dalla pioggia che, in alcuni momenti della mattinata, ha accompagnato la manifestazione. Gli studenti hanno continuato a confrontarsi e a esporre le proprie ragioni, mantenendo il carattere pacifico dell’iniziativa.

Una lezione di partecipazione civile

Al di là delle singole rivendicazioni, la manifestazione di Partanna ha rappresentato un momento significativo di partecipazione studentesca. I ragazzi hanno dimostrato che il dissenso può essere espresso con fermezza senza rinunciare al rispetto delle regole, trasformando la protesta in un’occasione di confronto pubblico.

Un segnale che assume particolare valore anche nei centri lontani dai grandi circuiti dell’informazione, dove le istanze dei giovani rischiano spesso di non trovare adeguato spazio nel dibattito pubblico. Anche da una realtà come Partanna, tuttavia, può arrivare una voce capace di richiamare l’attenzione su problemi che non sono soltanto locali, ma riguardano l’intero Paese.

Il messaggio lanciato dagli studenti è diretto: non vogliono vedersi sottrarre il futuro, né essere costretti a considerare inevitabili le difficoltà economiche, le carenze strutturali della scuola e l’assenza di prospettive adeguate.

La mattinata di protesta lascia così aperta una questione fondamentale: quanto spazio viene realmente dato ai giovani nelle decisioni che incidono sulla loro vita? Una domanda che chiama in causa le istituzioni, la scuola e la società nel suo complesso.

A Partanna, intanto, gli studenti hanno scelto di non restare in silenzio. E lo hanno fatto con cartelloni, parole e determinazione, dimostrando che anche lontano dai riflettori mediatici la partecipazione civile può farsi sentire e chiedere risposte.

Stefano Caruso

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