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17 Ottobre: Giornata Mondiale per il Superamento della Povertà. La Crisi Globale e i Blocchi dei Trasporti Bussano alla Nostra Porta

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La povertà non è una statistica astratta né un problema confinato a paesi lontani, ma una complessa violazione dei diritti umani che priva le persone di cibo, salute e dignità. Il 17 ottobre si celebra la Giornata mondiale del rifiuto della miseria, un momento cruciale per riflettere sulle disuguaglianze. Quest’anno, tuttavia, la ricorrenza si inserisce in uno scenario di straordinaria gravità. Tra gli shock della guerra in Ucraina e la paralisi logistica che sta colpendo l’Italia, lo spettro della povertà e del razionamento tocca da vicino la vita quotidiana di milioni di famiglie, trasformando una celebrazione teorica in una pressante emergenza quotidiana.

La storia di questa giornata inizia il 17 ottobre 1987, quando oltre centomila persone si radunarono al Trocadéro di Parigi, nel luogo in cui nel 1948 era stata firmata la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Guidati da Padre Joseph Wresinski, fondatore del movimento internazionale ATD Quarto Mondo, i manifestanti proclamarono che la miseria è una violazione dei diritti umani e che l’unione delle forze è un dovere sacro per farla rispettare. Nel 1992, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha ufficializzato la ricorrenza, trasformandola in un appuntamento globale per coordinare gli sforzi contro l’esclusione sociale. Oggi, a distanza di decenni, quel monito risuona più attuale che mai.

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È infatti impossibile scindere la lotta alla povertà dai conflitti armati. La guerra in Ucraina continua a mietere vittime e distruzione, ma le sue onde d’urto economiche hanno scosso l’intero pianeta. Il blocco delle rotte commerciali e l’instabilità geopolitica hanno generato un’impennata storica dei prezzi dell’energia e delle materie prime, innescando una reazione a catena che si sta scaricando direttamente sui cittadini. Finché le risorse mondiali verranno destinate agli armamenti e la guerra continuerà a generare inflazione, gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, a partire dal primo e fondamentale traguardo di sconfiggere la povertà, resteranno un miraggio.

La dimostrazione di come questa crisi globale influisca sulla vita di tutti i giorni è sotto gli occhi di tutti in queste ore nelle regioni italiane, in particolare nel Sud Italia. I rincari insostenibili del gasolio, schizzato a oltre due euro al litro, hanno spinto le associazioni degli autotrasportatori a proclamare uno sciopero a oltranza. Centinaia di tir sono fermi nei piazzali, i mezzi pesanti bloccano i nodi autostradali e le navi cargo non riescono a scaricare le merci nei porti, paralizzando di fatto l’intero Paese.

Questo blocco della filiera logistica sta avendo un impatto immediato sulla grande distribuzione. In molti supermercati cominciano a mancare i viveri di prima necessità, come prodotti ortofrutticoli freschi, latte e uova. La paura del blocco prolungato sta spingendo migliaia di persone a una corsa frenetica all’accaparramento, svuotando ulteriormente gli scaffali e alimentando una psicosi collettiva che rischia di far lievitare ulteriormente i prezzi al dettaglio. Chi viveva già in condizioni di vulnerabilità economica si trova oggi privato dei beni essenziali o impossibilitato ad acquistarli a causa del boom dei costi. Il caro spesa e il caro bollette stanno spingendo stabilmente nel bacino della povertà temporanea anche famiglie monoreddito e lavoratori che fino a ieri riuscivano a raggiungere la fine del mese.

Alla luce della situazione attuale, la povertà si esprime in forme sempre più complesse e multidimensionali. Non si tratta solo di povertà alimentare, intesa come reale difficoltà logistica ed economica nel reperire cibo sano e fresco, ma anche di povertà energetica, con l’impossibilità di riscaldare le case a causa dei costi dei rifornimenti, un problema che con l’avvicinarsi dei mesi freddi rischia di trasformarsi in un’emergenza sanitaria. Persino la povertà dei servizi diventa tangibile, poiché i blocchi stradali e la mancanza di carburante mettono a rischio la distribuzione dei farmaci e i servizi di soccorso essenziali.

La Giornata mondiale per il superamento della povertà non è quindi una ricorrenza rituale. Le code davanti ai distributori di benzina a secco e i banchi vuoti dei supermercati ci ricordano che il benessere e la stabilità sociale sono fragili. Come ricordava Padre Wresinski, la miseria è una violazione dei diritti umani. Oggi, difendere questi diritti significa pretendere politiche di calmiere dei prezzi, sbloccare le catene di distribuzione e comprendere che la pace e la giustizia sociale sono l’unico carburante di cui una società ha davvero bisogno per non fermarsi.

Giovanna La Rosa

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