Piazza della Libertà, ieri sera, era colma di gente. Un pubblico numeroso ha partecipato all’apertura dell’estate santaninfese, affidata allo spettacolo equestre “Fuoco Sacro”, con la regia di Giuseppe Cimarosa, che ha saputo trasformare il cuore del paese in uno spazio di emozione, arte e condivisione.
La serata ha visto la partecipazione di Amalia Gnecchi Ruscone, Carmelo Lo Cicero, Giusy De Blasi, Adriana Spallino e Mariele Chiara, mentre la conduzione è stata affidata ad Antonio Latteri, che ha accompagnato il pubblico nel racconto di uno spettacolo capace di coniugare eleganza, poesia e grande intensità scenica.
La sera si accende in Piazza della Libertà a Santa Ninfa, ma lo sguardo non si posa semplicemente su un palcoscenico all’aperto; si ritrova proiettato all’interno di un vero e proprio rito collettivo. “Fuoco Sacro”, l’opera equestre diretta da Giuseppe Cimarosa, si svela fin da subito non come una sequenza di esercizi tecnici o un mero intrattenimento di destrezza, ma come una narrazione allegorica potente e ancestrale.
Se l’occhio fotografico a volte capitola, ingannato dai contrasti violenti e dai fari che tagliano il buio della piazza, la memoria emotiva e intellettuale dello spettatore riesce invece a catturare l’essenza più intima di un’armonia che le immagini impresse su pellicola o pixel faticano a contenere.
È una dinamica vibrante, dove la bravura delle danzatrici si manifesta nella capacità di far compiere ai fuochi circonvoluzioni ipnotiche, tracciando nell’oscurità i confini di un’emozione pura. La sincronia e la fluidità dei loro movimenti non sono semplici virtuosismi: gestire la potenziale violenza e l’imprevedibilità della fiamma richiede una disciplina ferrea e una calma interiore assoluta, capaci di trasformare la forza selvaggia dell’elemento in grazia pura.
In questa coralità emerge un profondo senso di affiatamento, un superamento dell’individualismo in cui i singoli interpreti si fondono in un’unica entità all’interno della collegialità dell’azione scenica. Questo respiro comune tocca il suo vertice poetico e drammatico nel momento in cui un cavaliere e una danzatrice, anch’essa a cavallo, si intrecciano in un abbraccio d’amore che coinvolge in modo totale e simbiotico i rispettivi destrieri.
In quell’istante svanisce ogni distinzione tra umano e animale; la fiducia reciproca diventa assoluta e l’animale si fa custode consapevole del gesto d’amore, assecondando la delicatezza e la sacralità di un equilibrio instabile che trova stabilità solo nel contatto con l’altro.
Davanti a questa fusione totale, lo spettacolo si eleva da una dimensione puramente estetica a una profonda riflessione spirituale, ponendo lo spettatore di fronte al mistero della vita e alla necessità storica di sublimarlo. L’essere umano, cosciente della propria fragilità e sospeso di fronte all’immensità dell’esistenza, avverte da sempre il bisogno universale di elevare gli impulsi primordiali e le passioni travolgenti attraverso il filtro dell’arte e del mito.
Trasformando l’istinto in un linguaggio universale che supera il presente, “Fuoco Sacro” diventa un atto di resistenza e di riscatto, un inno alla libertà selvaggia che trova la sua massima espressione non nel caos, ma nell’ordine superiore dell’amore e dell’armonia universale tra tutte le creature viventi.
Antonio Scimonelli














