Home Cultura Mazara del Vallo: “I dolci Monacali tra arte e territorio”, quale patrimonio...

Mazara del Vallo: “I dolci Monacali tra arte e territorio”, quale patrimonio culturale dell’UNESCO

- Pubblicità -

Il 26 giugno 2026, a Mazara, si è svolto l’evento “I dolci Monacali tra arte e territorio” organizzato da Slow Food in collaborazione con la Pro Loco, FIDAPA (sezioni di Partanna, Castelvetrano, Alcamo, Campobello di Mazara), Ordine degli architetti della Provincia di Trapani e Apicultura Vitale, che ha unito storia, tradizione, cibo identitario e patrimonio culturale.

Santuari e sapori sono stati i punti cardini e attrattivi dell’iniziativa, infatti si è partiti dalla visita guidata alla Chiesa di San Michele per giungere poi all’incontro-convegno, al Collegio dei Gesuiti, “ I dolci Monacali” , che prima rappresentavano una fonte di reddito per il sostentamento dei conventi presenti a Mazara, oggi sono il pilastro dell’arte dolciaria siciliana.

- Pubblicità -

La dott.ssa Liliana Ingenito, guida ufficiale della Pro Loco Mazara, ha illustrato ai partecipanti locali, dei paesi limitrofi, ma anche ai pochi turisti stranieri, i “tesori” della Chiesa di San Michele Arcangelo, situata nella piazza omonima. Degno di nota Padre Ponte per la calorosa accoglienza e la premura mostrata nei confronti dei presenti.

La Chiesa di San Michele, rappresenta il più antico monastero della città di Mazara del Vallo fondato nel 1124 da Giorgio d’Antiochia, si trova nel rione della Giudecca, La Chiesa Barocca completamente ricostruita tra il XVII e il XVIII secolo, presenta una facciata neoclassica, completata nel 1702 da Alberto Orlando, divisa in due ordini : il livello inferiore adornata con capitelli dorici, nel quale troviamo le statue di San Benedetto e di San Bernardo di Chiaravalle e quello superiore con capitelli ionici, con due nicchie che ospitano Santa Scolastica e Santa Gertrude. L’interno del monastero, un tesoro di capolavori artistici, custodisce venti statue in stucco bianco, realizzate da Bartolomeo di San Severino che rappresentano le virtù teologali, cardinali e monastiche, e numerosi affreschi e dipinti del mazarese Tommaso Maria Sciacca che raccontano storie della Bibbia. Tra queste spiccano la ”Strage degli Innocenti”, “La Sacra Famiglia” e “La morte di San Benedetto”, ai lati di ogni dipinto si trovano due statue che rappresentano le virtù del soggetto rappresentato.

La chiesa presenta una navata unica coperta da una volta a botte affrescata dal “Trionfo di San Michele su Lucifero”, la cui figura del diavolo sembra staccarsi dal soffitto e sporgere creando un’esperienza immersiva in chi osserva. Altro particolare degno di nota è l’Antico Organo a canne del ‘700 recentemente restaurato dalla Diocesi di Mazara del Vallo che completa lo scrigno dei tesori custoditi all’interno del prezioso luogo di culto. Adiacente alla chiesa si trova il monastero benedettino, dove tuttora vivono due monache di clausura: una giovane donna A. Procopio di Castelvetrano che si prende cura di una dolcissima monaca anziana, che portano avanti l’antica arte della produzione dolciaria : i “muccunetti” ( dolcetti tradizionali con la zuccata”), oltre a biscotti di pasta reale e dolci di mandorla , acquistabili tramite un’apposita ruota girevole per mantenere la clausura.
I “dolcetti”, appartenenti alla tradizione gastronomica religiosa del territorio, sono stati successivamente oggetto di un convegno presso il Collegio dei Gesuiti, in quanto considerati veri e propri messaggeri di identità, memoria collettiva e senso di appartenenza.

Nella Sala “La Bruma”, presso il Collegio dei Gesuiti, dopo i saluti istituzionali della dott.ssa Isidonia Giacalone, in rappresentanza del sindaco Quinci , si sono susseguiti diversi interventi nelle persone di: Serafina De Rosa ( presidente della Condotta Slow Food) “Il Vallo di Mazara”), Angelica Aiello (presidente della sez. Fidapa di Mazara), Avv. Franco Messina , Giuseppina Pizzo ( presidente della Fondazione dell’ordine degli Architetti della provincia di Trapani e Angela Asaro (Biologa . Nutrizionista).

I vari interventi hanno evidenziato come un semplice dolce possa fare da ponte tra popoli di culture diverse e quindi il cibo possa diventare volano di identità e cultura che unisce popoli.

In particolare la dott.ssa Angela Asaro, biologa-nutrizionista, asserisce che il dolce deve fare parte del pasto perché elemento fondamentale di una buona alimentazione , specialmente se il dolce viene preparato con i grani antichi siciliani, quali il Russello, Tumminia, Perciasacchi, che presentano un contenuto di glutine basso in grado di nutrire senza creare infiammazioni intestinali. L’alimentazione in questo modo diventa cultura, convivialità e benessere.

Basta poco, gli alimenti sani, l’arte di saperli cucinare, l’ estro creativo, per farsì che la Sicilia diventi un “ricettario a cielo aperto” , dove cibo, arte, musica e cultura si fondono in perfetta sintonia come due sposini che vivono in connubio.

Muccunettu

- Pubblicità -