Comunicato Stampa
Tra fossati neolitici, reperti archeologici e racconti di chi ogni giorno custodisce questo patrimonio, Contrada Stretto ha aperto le sue porte ai visitatori del Festival “Musiche e Parole”, trasformando la visita guidata in un viaggio attraverso la storia più antica della Sicilia. Un’occasione per riscoprire uno dei siti preistorici più importanti della Sicilia occidentale e il profondo legame con l’archeologo Sebastiano Tusa, che ne intuì il valore e ne promosse lo studio e la valorizzazione.
Ad accompagnare il pubblico è stata Barbara Palermo, guida turistica e archeologa, che ha illustrato la storia del sito e l’origine del nome “Contrada Stretto”, legato alla naturale strettoia che un tempo caratterizzava questo tratto di territorio attraversato dall’antica strada che collegava Partanna con Salaparuta, Poggioreale e Corleone. Un percorso pensato per avvicinare cittadini e visitatori alla conoscenza di un patrimonio archeologico che rappresenta una parte fondamentale dell’identità del territorio.
Ad approfondire il valore storico e scientifico dell’area è stata Valeria Li Vigni Tusa, presidente della Fondazione Sebastiano Tusa, che ha illustrato le caratteristiche del grande fossato realizzato nel Neolitico, probabilmente destinato al convogliamento delle acque verso una sorgente naturale. L’area, caratterizzata da una grotta scavata nella roccia con gradoni, avrebbe avuto anche una funzione sacrale, come dimostrano i numerosi reperti votivi rinvenuti durante gli scavi. Tra le testimonianze più significative figurano ceramiche finemente lavorate e il celebre cranio trapanato, che documenta le sorprendenti conoscenze raggiunte dalle popolazioni preistoriche anche nel campo della medicina.
A raccontare il valore del sito è stato infine il prof. Vito Zarzana, direttore del sito archeologico di Contrada Stretto, che ha definito quest’area una delle realtà più enigmatiche della preistoria della Sicilia occidentale. Il grande fossato, lungo circa sessanta metri e profondo fino a dodici, rappresenta ancora oggi una straordinaria testimonianza dell’ingegno delle comunità neolitiche.
La visita si è conclusa con un ricordo dedicato a Sebastiano Tusa. Zarzana ha rievocato uno degli episodi vissuti insieme all’archeologo durante una campagna di scavo, quando un piccolo frammento di argilla cotta rinvenuto nel fossato richiamò immediatamente le tecniche utilizzate nelle fornaci più recenti.
«Lo stupore nei suoi occhi ce l’ho ancora presente», ha ricordato Zarzana, restituendo il ricordo di uno studioso capace di emozionarsi davanti a ogni nuova scoperta. Un’immagine che racchiude il senso della visita guidata: conoscere il passato per comprendere il valore di un patrimonio che continua ancora oggi a raccontare la storia della Sicilia.
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