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Prof contro prof per salvare i ragazzi invisibili”: il grido d’aiuto dei “docenti-scudo” in Sicilia.*

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Tra l’emergenza dispersione in Sicilia e le rigidità del sistema si snoda un viaggio tra i corridoi delle medie dove i professori di materia si trasformano in avvocati difensori degli studenti invisibili per proteggerli dai drammi familiari e dal burnout dei colleghi. «L’ora più difficile non è mai quella passata in classe con i ragazzi. È quella in sala docenti o durante i Consigli di classe, quando ti trovi a difendere un ragazzino di dodici anni con una situazione familiare drammatica dal cinismo di un tuo collega».

A parlare è Salvatore (nome di fantasia), docente di lettere in una scuola media di un quartiere di periferia di una città siciliana. La sua non è una voce isolata, ma lo sfogo di una categoria invisibile di lavoratori della scuola siciliana: i docenti-scudo. Si tratta di insegnanti curriculari e insegnanti di sostegno – quest’ultimi docenti – scudo a tutti gli effetti – che scelgono di interpretare il proprio ruolo per un imperativo etico urgente: tutelare gli alunni dalle famiglie “sconquassate”, ma a volte anche dalla cattedra vicina.

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Il contesto in cui si muovono questi insegnanti è fotografato da numeri impietosi. In Sicilia il tasso di dispersione scolastica si attesta al 13,7%, un dato drammaticamente superiore alla media nazionale dell’8,2%. A questo si aggiunge la cosiddetta “dispersione implicita” evidenziata dagli ultimi rapporti INVALSI, per cui a Palermo e provincia circa il 25% degli studenti di terza media termina il primo ciclo di istruzione senza aver raggiunto le competenze minime in italiano e matematica. Sono ragazzi che frequentano fisicamente le lezioni, ma che il sistema sta perdendo a livello cognitivo ed emotivo, scivolando nel silenzio generale.

È in questo scenario che il terreno di scontro principale diventa il Consiglio di classe. Chi ci siede come semplice docente di materia sperimenta ogni giorno una sottile guerra di logoramento politico interna al plesso per evitare che il disagio venga punito anziché compreso. A questo proposito Agata, docente di matematica nel catanese, racconta di come un collega avesse letteralmente “processato” un alunno che a casa vive un grave disagio socio-familiare, già noto ai servizi sociali. Pretendeva una sospensione esemplare e un cinque in condotta per una sfrontatezza, senza comprendere che quel ragazzo a casa ha solo il caos e che punirlo in modo cieco significa spingerlo definitivamente tra le braccia della strada.

In casi come questo, la didattica deve trasformarsi rapidamente in strategia burocratica e legale. I docenti più empatici fanno rete prima delle riunioni, fanno muro nelle votazioni a maggioranza per blindare i voti e pretendono che ogni sanzione eccessiva venga messa formalmente a verbale, poiché la tracciabilità scritta costringe spesso all’autoregolazione. Per tentare di arginare questa emorragia, il Ministero dell’Istruzione ha messo in campo il macro-piano “Agenda Sud”, che finanzia prolungamenti del tempo scuola nel pomeriggio e attività laboratoriali. Tuttavia, le risorse economiche si scontrano con il fattore umano: i laboratori pomeridiani sono una risorsa immensa, ma se la mattina lo studente viene demolito psicologicamente da un docente frustrato, i fondi europei non possono comprare l’empatia che manca.

Per sopravvivere in questa trincea senza crollare, gli insegnanti più sensibili devono imparare a usare gli stessi strumenti del sistema. Chiedere formalmente l’attivazione di un Piano Didattico Personalizzato (PDP) per svantaggio socio-economico diventa una mossa fondamentale, perché una volta approvato obbliga legalmente tutto il corpo docenti ad applicare misure di valutazione personalizzate. Ma la vera differenza la fa la capacità di praticare un sano distacco emotivo, ricordando che non si può fare i terapeuti, ma si può bonificare la propria ora di lezione. La sfida della scuola media siciliana oggi si gioca su questo equilibrio precario: restare professionisti lucidi e rendere la propria cattedra un porto sicuro, sapendo che per un adolescente invisibile di un quartiere difficile, sessanta minuti di calma e regole giuste possono bastare a cambiare il corso di una vita.

Giovanna La Rosa

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