PARTANNA – Non una conferenza, né una semplice intervista, ma un dialogo tra due protagonisti dell’arte contemporanea italiana. Nell’Area archeologica di Contrada Stretto, nell’ambito del festival Musiche e Parole, Emilio Isgrò e Bruno Corà hanno dato vita a una conversazione intensa, ripercorrendo la vicenda umana e artistica di uno dei maggiori interpreti dell’arte contemporanea.
A guidare l’incontro è stato Bruno Corà, tra i più autorevoli critici e storici dell’arte del panorama italiano, che con domande puntuali ha accompagnato Isgrò nella ricostruzione del suo percorso creativo. Un confronto particolarmente significativo anche perché Corà è impegnato nella raccolta di materiali destinati al catalogo generale dell’opera dell’artista, di prossima pubblicazione.
La conversazione ha attraversato le molteplici esperienze che hanno caratterizzato la vita di Isgrò: giornalista, poeta, scrittore e, successivamente, artista. Un itinerario intellettuale che ha mostrato come la sua ricerca artistica sia maturata dall’incontro tra letteratura, informazione e arti visive, fino a trovare una cifra espressiva assolutamente originale.
Tra i temi centrali dell’incontro, il rapporto con la Pop Art americana, che negli anni Sessanta dominava la scena internazionale. Isgrò ha ricordato come avvertisse la necessità di elaborare una risposta capace di affermare un’identità culturale diversa, senza contrapporsi alla cultura statunitense. Ha precisato, infatti, di non aver mai nutrito alcuna ostilità nei confronti dell’America, Paese che conosceva direttamente per avervi soggiornato come giornalista inviato a seguire la politica dell’amministrazione Kennedy.
La sua risposta artistica allo strapotere dell’immagine non fu l’accumulo, ma la sottrazione. Mentre la Pop Art moltiplicava le immagini della società dei consumi, Isgrò scelse la strada delle celebri cancellature: togliere anziché aggiungere, eliminare porzioni di testo per generare nuovi significati. Un gesto destinato a diventare uno dei linguaggi più riconoscibili dell’arte contemporanea internazionale.
Ne è emersa una riflessione di grande spessore sul valore dell’identità culturale, sulla forza della parola e sul ruolo dell’arte come strumento di pensiero, offrendo al pubblico il racconto della nascita di una poetica e una preziosa testimonianza sulla storia dell’arte contemporanea vissuta attraverso uno dei suoi protagonisti.
L’incontro ha assunto così il valore di un documento storico, grazie al confronto tra Emilio Isgrò e Bruno Corà, due figure che, con ruoli diversi ma complementari, hanno contribuito in maniera determinante alla costruzione del dibattito artistico degli ultimi decenni. Un dialogo di straordinario interesse culturale, accolto con grande attenzione dal pubblico presente.
Stefano Caruso













