Il 28 aprile 2026 presso l’Istituzione Culturale “Federico II” di Menfi si è tenuto l’ultimo convegno programmato da ArcheoAprile :“Scavi archeologici nei contesti urbani”.
Il Presidente dell’Istituzione Culturale, dott. Gioacchino Mistretta, scrittore e appassionato dell’archeologia della Sicilia antica, accoglie nell’ Auditorim della Biblioteca Comunale della città, l’archeologo palermitano Stefano Vassallo, ex Direttore della Soprintendenza di Palermo. Tra il pubblico presente spiccano due personalità: l’archeologa francese Martine Fourmont, scrittrice di numerosi saggi sugli scavi di Selinunte e il prof. Giuseppe Libero Bonanno, ex assessore alla Cultura della Città di Castelvetrano Selinunte.
Il dott. Stefano Vassallo illustra in modo dettagliato le scoperte archeologiche avvenute casualmente a Palermo durante i lavori di ristrutturazione, demolizione ed edificazione; di costruzione stradali, di realizzazione di reti di distribuzione, di scale esterne in calcestruzzo, di ascensori, garage sotterranei, di dragaggio o ampliamento del porto.
Palermo, come spesso viene definita, è un vero e proprio “palinsesto”, dove il sottosuolo è un “libro di storia” continuo e quasi ogni intervento strutturale profondo, nel centro storico o nelle aree limitrofe, porta alla luce testimonianze di epoche diverse: punica, romana, bizantina, araba, normanna, medievale, moderna. E’ noto come un “semplice” scavo che tocca il sottosuolo riporta in superficie “Resti della città invisibile” (VIII secolo a. C. – XI secolo) individuata come la “Palermo riscoperta” oppure i “Resti della città visibile” (XI – XXI secolo) o “Palermo ritrovata”.
Durante gli interventi di infrastrutturazione urbana molti reperti archeologici sono “venuti alla luce”, come la necropoli di età neolitica con tombe a forno (Mondello); le strutture edilizie islamiche (Corso dei Mille) e normanne (area Palazzo dei Normanni); i resti umani in una necropoli con “fosse in roccia” (in Via Guardione); i Graffiti preistorici (nelle grotte dell’Addaura); il Ponte delle Teste Mozze ( si trova vicino il Ponte dell’ Ammiraglio, nel Corso dei Mille), riemerso e riscoperto durante i lavori per la linea del tram; le palle di cannone (nei pressi dell’antico Arsenale); i proiettili in pietra o in ferro (zona Papireto e vicino a Palazzo Reale); cunicoli e gallerie sotterranee (area dei Qanat arabi); catacombe paleocristiane di Porta d’ Ossuna (vicino fiume Papireto); resti di antichi canali sotterranei e frammenti ceramici medievali (via Roma/via Cavour); corredi funerari, come vasellame, amuleti, armi in bronzo e monili (Piazza Indipendenza, Piazza XIII Vittime); monete di bronzo di epoca aragonese (XV secolo) rinvenute durante gli scavi per la rete fognaria nella Via Roma all’angolo con la via Cavour; intere strutture architettoniche (presso il Palazzo dei Normanni, nell’area sotterranea); strutture ipogee (sotto la Chiesa inferiore della Cappella Palatina); resti di insediamenti punici, arabi e normanni (Piazza del Parlamento); strutture di età ellenistica, islamica e normanna (vicino il Foro Italico/Cala); il Castello di Mare Dolce (quartiere Brancaccio, nel vicolo del Castellaccio). Questi importanti reperti archeologici sono fondamentali per ricostruire la storia dove vi sono sovrapposte diverse culture. Inoltre, servono per datare le fasi storiche, individuare la continuità o la rottura tra un’età e l’altra (Tardoantica, Araba e Normanna) e studiare la vita quotidiana della popolazione.
Il sito di Palermo è molto ricco di storia per la posizione geografica strategica, dove il porto costituisce un punto d’incontro fondamentale tra Africa ed Europa; per le diverse dominazioni che si sono alternate, dai Fenici ai Borboni, quindi al Regno delle Due Sicilie per giungere infine all’Unità d’Italia (1860); per le stratificazioni artistiche, che vanno dall’arabo-normanno al barocco siciliano e allo stile Liberty, motivo per cui Palermo è stata definita “preziosa perla del sud”. Inoltre, la storia ci insegna che il primo Re di Sicilia, Ruggero II d’Altavilla, incoronato nel 1130 nella Cattedrale di Palermo fece consacrare nel 1140 la “Cappella Palatina”, situata all’interno del Palazzo dei Normanni, che rappresenta l’ unione di tre stili: quello arabo, bizantino e normanno, per celebrare la propria sovranità e apparentemente testimoniare la tolleranza e il sincretismo artistico e culturale del Medioevo, ma sembra essere stata una raffinata strategia politica di inclusione, un’ideale di “Tolleranza” in senso moderno.
Giovanna La Rosa














