Domenica 24 maggio 2026, alle ore 21, il Teatro Selinus di Castelvetrano ospiterà La Verma, nuovo spettacolo scritto e diretto da Rino Marino , inserito nella programmazione delle Giornate della Legalità, in collaborazione con il Comune di Castelvetrano. Una produzione Sukakaifa – Compagnia dell’Arpa che si annuncia come una delle esperienze teatrali più radicali e visionarie della stagione.
In scena Miriam Palma , Fabio Lo.Meo e Liborio Maggio, immersi in un universo drammaturgico che affonda nelle viscere di una Sicilia arcaica e dolente, sospesa tra miseria materiale e allucinazione poetica. A dare corpo sonoro a questo paesaggio umano deformato e sacrale sono le musiche originali dei fratelli Mancuso, autori di una drammaturgia musicale che non accompagna semplicemente la scena, ma la attraversa come un canto funebre ancestrale.
Marino — che firma anche scene e costumi — costruisce uno spazio teatrale sotterraneo, quasi uterino, abitato da figure marginali e ferite, dove il sacro convive con la bestemmia, la devozione con il delirio, il comico con l’orrore. La Verma procede infatti per contrasti violenti, per scarti improvvisi di tono, dentro una lingua scenica che richiama tanto la tragedia popolare quanto il teatro dell’assurdo.
Il risultato è un teatro che non cerca il realismo, ma l’evocazione. Un teatro della carne e della memoria, capace di trasformare il grottesco in una forma di verità poetica. Le voci dei Fratelli Mancuso, scabre e arcaiche, emergono come lamenti di prefiche o preghiere pagane, amplificando il senso di una comunità perduta, prigioniera di rituali antichi e di un dolore senza redenzione.
Non è casuale che il testo faccia parte della raccolta Tetralogia del dissenno II, pubblicata da editoriaespettacolo.com e curata da Vincenza Di Vita. In queste opere, Marino prosegue una personale indagine sui margini dell’umano, su quei territori interiori dove follia, esclusione e spiritualità si confondono fino a diventare materia teatrale.
Dopo il debutto al Primavera dei Teatri , accolto con grande attenzione dalla critica, La Verma arriva a Castelvetrano come un’opera capace di lasciare un segno profondo nello spettatore: non uno spettacolo consolatorio, ma un’esperienza sensoriale e poetica che interroga il dolore, la colpa e la possibilità stessa della salvezza.
In un panorama teatrale spesso appiattito sulla narrazione immediata, Rino Marino sceglie invece la via più rischiosa e necessaria: quella di un teatro visionario, impuro, capace ancora di evocare mistero.
Stefano Caruso













