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Camarro: proposta per la rigenerazione sociale dei campi di bocce

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Ci sono angoli del nostro territorio che sembrano sospesi in un limbo di occasioni mancate. Uno di questi è l’area dei campi di bocce del Camarro. Strutture che, nel corso degli anni, sono state sempre poco sfruttate, animate solo in modo sporadico da qualche evento isolato o da pochi appassionati, senza mai diventare quel punto di riferimento che avrebbero potuto — e dovuto — essere per la nostra comunità.

Oggi, quell’utilizzo così altalenante è scivolato definitivamente nell’incuria, lasciando lo spazio sopraffatto dalle erbacce e dal silenzio. Vederli così, di fatto abbandonati, fa stringere il cuore: rappresenta lo spreco di un potenziale sociale enorme, proprio lì dove c’è più bisogno di spazi di incontro.

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In una comunità di poco meno di diecimila abitanti, il benessere si misura anche e soprattutto dalla qualità della vita che offriamo alle generazioni più grandi. Spesso ci si lamenta della carenza di spazi per i giovani, ma ci dimentichiamo che i nostri anziani hanno altrettanto bisogno di luoghi di aggregazione dignitosi e costanti, non legati all’occasionalità di una festa di paese.

La solitudine è il male invisibile dei nostri tempi. Dopo una vita di lavoro e di impegno per le proprie famiglie, molti pensionati si ritrovano con pochissime alternative per trascorrere il tempo libero in modo attivo. Voltare finalmente pagina al Camarro, trasformando quei campi da “opera incompiuta e sporadica” a centro vitale e quotidiano, significherebbe offrire un servizio fondamentale: un pretesto salutare per uscire di casa, fare un po’ di movimento e, soprattutto, stare insieme.

La buona notizia è che restituire questo spazio al paese non richiede grandi investimenti economici o progetti faraonici, ma una buona dose di volontà e di collaborazione. Non vuole essere una sterile denuncia, ma una proposta concreta rivolta all’Amministrazione Comunale e a tutta la cittadinanza.

Chiediamo al Comune un piccolo intervento di bonifica e messa in sicurezza dell’area, con lo sfalcio dell’erba, il ripristino del fondo dei campi e la sistemazione delle panchine. Un costo minimo per le casse pubbliche, ma dal valore sociale immenso.

Per far sì che l’area non torni a degradarsi, la gestione quotidiana potrebbe essere affidata a un’associazione locale, a un centro anziani o a un comitato di quartiere tramite un “patto di collaborazione”. Saranno i cittadini stessi a custodire il luogo.

Allo stesso tempo, si potrebbero coinvolgere le attività commerciali del posto per sponsorizzare l’acquisto dei kit di bocce o di piccoli arredi urbani, in cambio di una visibilità etica sul territorio e sulle pagine del nostro giornale.

Un paese che si prende cura dei propri spazi comuni è un paese che cura sé stesso. Recuperare i campi del Camarro non serve solo a ripulire un angolo dimenticato, ma lancia un messaggio potente: nessuno viene lasciato indietro, e ogni generazione ha il diritto di avere un proprio spazio di dignità e svago.

Noi ci crediamo, e siamo certi che anche l’Amministrazione saprà cogliere questa opportunità per trasformare un punto critico in un fiore all’occhiello per la nostra comunità. La palla – o meglio, la boccia – passa adesso a chi ha il potere di decidere.

Antonio Scimonelli

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