Una serata di grande musica, intensa e carica di emozioni, quella vissuta ieri sera al Parco Archeologico di Selinunte, dove Vinicio Capossela ha portato in scena il concerto-evento dedicato a Ovunque Proteggi, l’album pubblicato vent’anni fa e riproposto in una cornice di straordinario fascino ai piedi del Tempio E, tradizionalmente identificato con il Tempio di Hera, uno dei monumenti simbolo dell’antica Selinunte.
Capossela ha conquistato il pubblico con il suo inconfondibile universo musicale, alternando poesia, narrazione e sonorità ricercate. Non sono mancati alcuni dei brani più amati del suo repertorio, come Ovunque Proteggi, Che coss’è l’amor, Il ballo di San Vito, Marajà e Con una rosa, accolti da lunghi applausi e da una partecipazione calorosa del numeroso pubblico presente.
A rendere ancora più speciale la serata è stata l’apparizione a sorpresa di Roy Paci, ospite inatteso che, con la sua energia e il suo talento, ha regalato al pubblico un momento particolarmente coinvolgente, suggellando un concerto di elevato spessore artistico.
Se dal punto di vista musicale l’evento è stato un successo, altrettanto non può dirsi per alcuni aspetti dell’organizzazione, che hanno suscitato perplessità tra molti spettatori.
La scelta di collocare il palco nell’area sottostante il Tempio E, con una struttura tradizionale alta come quella utilizzata per i grandi concerti, ha inevitabilmente modificato la percezione di uno dei luoghi più suggestivi del parco archeologico. Una soluzione che, pur rispondendo probabilmente a esigenze tecniche, avrebbe meritato una progettazione più attenta alla valorizzazione del contesto monumentale.
A creare ulteriori disagi è stata la suddivisione del pubblico in tre distinti settori. I primi due erano riservati ad autorità, ospiti istituzionali, invitati, persone con disabilità, donne in gravidanza, accompagnatori e altri accreditati, mentre il terzo settore era destinato al pubblico ordinario.
Proprio quest’ultimo risultava particolarmente penalizzato. Posizionato a circa cento metri dal palco, offriva una visuale decisamente limitata, aggravata dalla presenza delle transenne che aumentavano ulteriormente la distanza dagli artisti. Una criticità che avrebbe potuto essere facilmente mitigata con l’installazione di almeno un maxischermo, consentendo anche agli spettatori più lontani di seguire adeguatamente lo spettacolo.
Anche la gestione degli spazi davanti al palco appare discutibile. Tra le transenne e il palco era presente un’ampia area rimasta sostanzialmente inutilizzata, che avrebbe potuto essere destinata ai fotografi e ai giornalisti impegnati nel racconto dell’evento. Al contrario, chi doveva documentare il concerto con immagini o cronaca è stato costretto a lavorare in posizione laterale e defilata, con inevitabili difficoltà operative e risultati penalizzanti.
Un concerto di tale livello, inserito nel prestigioso scenario del Parco Archeologico di Selinunte, meriterebbe un’organizzazione all’altezza dell’evento e del valore del sito. La musica di Vinicio Capossela ha saputo esaltare la bellezza senza tempo di Selinunte; resta l’auspicio che, nelle future manifestazioni, anche la logistica e la gestione degli spazi possano essere ripensate per garantire un’esperienza più equa e coinvolgente per tutto il pubblico e migliori condizioni di lavoro per gli operatori dell’informazione.
Stefano Caruso
















