L’arrivo a Sutera è un impatto visivo che toglie il fiato. Le case, arrampicate con ostinata armonia, sembrano stringersi attorno alla maestosa roccia gessosa del Monte San Paolino in un vero e proprio abbraccio materno. Non è un paese che si estende sul territorio, ma un borgo che si protegge e protegge la sua montagna, quasi a voler fondere l’architettura umana con lo scheletro della terra. Camminare per le sue strade tortuose significa addentrarsi in un labirinto di pietra e storia, dove ogni deviazione è un preludio all’ascesa.
Il sentiero del silenzio e la dimensione del sacro
La salita verso la vetta si rivela presto come un cammino che va oltre il semplice sentiero fisico. Il percorso è pavimentato con grossolane pietre, una superficie ruvida e autentica che costringe il passo a farsi riflessivo. Lungo i lati della via, le immagini sacre si allineano come custodi silenziosi, trasformando la salita in un itinerario mistico, un luogo di pura meditazione e preghiera.
Qui, ogni angolo assume un significato simbolico profondo, capace di parlare alle menti più sensibili, muovendo corde intime che superano i confini tra laicità e religiosità. È un invito a spogliarsi del superfluo.
Il dominio dello spazio e le tracce dell’infinito
Passo dopo passo, la fatica si dirada e cede il passo allo stupore. Raggiungere la cima significa conquistare un’inedita vertigine: si percepisce, nitido, il senso del dominio dello spazio che si distende immenso sotto i propri piedi. Da quassù, l’orizzonte non è più un confine, ma una linea che si allontana e si perde dolcemente tra le tracce dell’infinito. Il mondo sottostante diventa piccolo, mentre l’anima si dilata.
Il miracolo dell’accoglienza: Lo sconosciuto diventa ospite
Ma la maestosità della roccia e l’immensità del cielo non dimenticano la terra. Ritornando tra le vie del paese, la vertigine mistica si traduce in calore umano. Questo paesino appiccicato alla roccia gessosa stupisce ed emoziona per l’innato senso dell’accoglienza che i suoi abitanti manifestano verso lo sconosciuto. A Sutera il forestiero non è un estraneo, ma un ospite atteso: un sorriso spontaneo, un saluto sulla soglia, un’ospitalità così pura da sembrare antica, capace di far sentire a casa chiunque cerchi un rifugio, anche solo per un giorno, tra le braccia di questa montagna magica.
Antonio Scimonelli













