È iniziata questa mattina la Maturità 2026 per oltre 527 mila studenti italiani. Con l’apertura del plico telematico, i maturandi si sono trovati davanti a sette tracce che raccontano molto più di una semplice prova scolastica: raccontano il tempo in cui viviamo.
Tra i nomi scelti dal Ministero dell’Istruzione figurano Cesare Pavese, Vitaliano Brancati, Mario Calabresi, Frank Furedi e Giuseppe Saragat. Un mosaico che intreccia letteratura, memoria storica, cittadinanza e grandi questioni globali.
La presenza di Cesare Pavese e Vitaliano Brancati riporta al centro il Novecento italiano. Da una parte la poesia inquieta e profondamente umana di Pavese, dall’altra l’ironia corrosiva di Brancati contro l’ipocrisia sociale. Due autori che, a distanza di decenni, continuano a parlare alle nuove generazioni in un’epoca segnata da incertezze, crisi identitarie e ricerca di autenticità.
Non meno significativa la scelta di Mario Calabresi con un brano tratto da “Alzarsi all’alba”. Il giornalista ha spesso raccontato il valore della memoria, della responsabilità individuale e della capacità di reagire alle difficoltà. Temi che trovano una forte connessione con una generazione cresciuta tra pandemia, guerre, cambiamenti climatici e rivoluzione digitale.
Guardando all’attualità internazionale, la traccia dedicata al sociologo Frank Furedi e al suo saggio “I confini contano” appare particolarmente significativa. Il tema delle frontiere è tornato al centro del dibattito globale: dalle tensioni geopolitiche in Europa orientale alle crisi migratorie nel Mediterraneo, fino alle nuove barriere economiche e tecnologiche che stanno ridefinendo i rapporti tra gli Stati. In un mondo sempre più interconnesso, il concetto di confine continua a suscitare interrogativi su sicurezza, identità e libertà.
La presenza di Giuseppe Saragat e dell’Assemblea Costituente riporta invece l’attenzione sulla democrazia e sui valori della Repubblica. Una scelta che arriva in un momento storico in cui molte democrazie occidentali affrontano sfide legate alla partecipazione politica, alla disinformazione e alla crescente polarizzazione del dibattito pubblico. Riflettere sulle radici costituzionali significa interrogarsi sul futuro delle istituzioni e sul ruolo dei cittadini.
Non è difficile leggere, dietro queste tracce, un filo conduttore: la costruzione dell’identità personale e collettiva. Dalla letteratura alla politica, dalla memoria ai confini, il Ministero sembra aver invitato gli studenti a confrontarsi con una domanda fondamentale: chi siamo e quale società vogliamo costruire?
Colpisce, inoltre, l’assenza tra le tracce principali dell’intelligenza artificiale, tema dato da molti osservatori come favorito alla vigilia. Eppure l’IA rimane uno dei grandi convitati di pietra di questa maturità. Strumenti come ChatGPT stanno trasformando il modo di studiare, informarsi e lavorare, ponendo nuove questioni etiche e culturali che accompagneranno inevitabilmente il futuro dei giovani di oggi.
La Maturità 2026 si presenta dunque come un esame che guarda contemporaneamente al passato e al futuro. Da Pavese a Saragat, da Calabresi a Furedi, le tracce non chiedono soltanto conoscenze, ma capacità di interpretare il presente. Perché, oggi più che mai, maturare significa comprendere il mondo che cambia.













