Home Notizie L’illusione della piazza: tra solitudine reale e stanze virtuali

L’illusione della piazza: tra solitudine reale e stanze virtuali

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Se si osservano le strade dei nostri paesi nelle ore del tardo pomeriggio, si assiste a un rituale che ha cambiato pelle. Un tempo la piazza era il motore del confronto; oggi è diventata il teatro di passi solitari. Ci sono persone che percorrono il corso avanti e indietro, quasi aspettando un aggancio, uno sguardo, un dialogo condiviso che puntualmente non arriva. Rimangono così impigliate in una solitudine profonda, che fa ancora più male perché vissuta in mezzo agli altri.

Chi cerca di sfuggire a questo isolamento e prova a frequentare i tradizionali luoghi di aggregazione – come certi circoli o associazioni – si scontra spesso con una triste e amara scoperta. Quelli che dovrebbero essere spazi di crescita si trasformano in palcoscenici del pettegolezzo, dove l’argomento del giorno non va oltre la critica sterile o, peggio, la derisione delle persone più fragili. A aggravare questo deserto si aggiunge il fallimento di quelle istituzioni che dovrebbero essere avamposti di cultura e socialità: le biblioteche comunali, in troppi paesi, sono gestite come freddi depositi di carta, uffici burocratici vissuti come luoghi del silenzio punitivo, capaci solo di tenere lontane le persone.

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In questa totale assenza di politiche sociali e culturali, assistiamo al grande e pericoloso paradosso contemporaneo. Vecchie e nuove generazioni, deluse dalla realtà in presenza, si ritirano tra le mura di casa cercando di compensare la mancanza di relazioni nelle piazze virtuali degli smartphone.

Ma c’è un disastro ancora più profondo e silenzioso che si consuma dietro quelle finestre chiuse: quello dei giochi online. Moltissime persone, dai ragazzi agli adulti, rimangono intrappolate per ore davanti a uno schermo, arrivando a investire cifre economiche significative. C’è chi si rovina con le carte e le scommesse virtuali e chi spende fortune per avanzare nei giochi di avventura o di guerra, acquistando con denaro reale armi, potenziamenti o passaggi di livello digitali. Si spendono soldi veri per comprare un’illusione di successo o di compagnia, mentre la realtà circostante crolla. È un inganno feroce: ci si convince di combattere battaglie epiche o di far parte di un “clan” mondiale, ma quando si spegne lo schermo ci si ritrova ancora più soli, impoveriti e prigionieri delle proprie stanze.

Le vie d’uscita: coltivare la cultura e la convivenza
Uscire da questa deriva è una necessità assoluta, che richiede di restituire alle istituzioni locali il loro ruolo originario, offrendo alternative reali a questa alienazione digitale. Ecco da dove si potrebbe partire:

Rivoluzionare la Biblioteca Comunale (La “Casa della Cultura”): La biblioteca deve essere ripensata come una piazza coperta, un centro vitale di produzione culturale. Significa ampliarne gli orari, creare sale accoglienti per la lettura dei quotidiani e organizzarvi regolarmente cineforum, presentazioni di libri, tornei di scacchi in presenza e laboratori. Dobbiamo offrire uno spazio fisico caldo e stimolante che sia più attraente della solitudine di una stanza.

La Banca del Tempo e dei Saperi: Creare reti in cui le diverse generazioni si incontrano per scambiarsi competenze. Un giovane può insegnare a un anziano l’uso consapevole della tecnologia, mentre l’anziano può trasmettere la memoria storica, la letteratura locale o i segreti dei mestieri tradizionali, strappando entrambi alla tentazione dell’isolamento ludico.

Sportelli di Ascolto e Prevenzione della Ludopatia Digitale: Le amministrazioni, in collaborazione con le associazioni e le scuole, dovrebbero istituire momenti di informazione e supporto per le famiglie, per far emergere e curare quel dramma economico e psicologico legato ai giochi online che spesso si consuma nel segreto delle case.

Rigenerare gli spazi aperti e i legami con la Terra: Promuovere attività all’aria aperta che spezzino la reclusione domestica. Piccoli orti urbani condivisi, giornate dedicate alla cura del verde pubblico o passeggiate naturalistiche alla riscoperta dei sentieri del nostro territorio. Camminare insieme nella natura, scambiandosi parole libere e autentiche, guarisce l’anima e restituisce il senso di appartenenza a un luogo reale e non virtuale.

La Politica del Buon Vicinato: Promuovere, attraverso il volontariato, piccoli presidi di ascolto di quartiere. Ritrovare la forza di rivolgere lo sguardo verso il vicino di casa, bussando alla porta per un saluto disinteressato.

Per sconfiggere la solitudine dei nostri paesi serve un colpo di reni morale: dobbiamo riappropriarci degli spazi pubblici, delle nostre istituzioni e della nostra terra, pretendendo che tornino a essere al servizio dei cittadini. Solo rifiutando la banalità del pettegolezzo e l’inganno costoso degli schermi potremo tornare a guardarci negli occhi, facendo della nostra comunità un luogo dove il pensiero, la dignità e l’essere umano tornino finalmente al centro.

Antonio Scimonelli

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