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Pietro Grasso a Partanna per presentare “U Maxi”: il racconto di un processo che ha segnato la lotta a Cosa Nostra

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L’incontro, inserito nella rassegna culturale “Letture nel Chiostro”, ha visto l’ex Procuratore Nazionale Antimafia e già Presidente del Senato dialogare con la giornalista Jana Cardinale.
L’opera, che l’autore ha dedicato alla memoria della scomparsa moglie Maria Fedele, ripercorre le tappe del Maxiprocesso del 1986. Durante la serata, arricchita dalla lettura di alcuni passi del volume a cura di Francesca Libeccio (vice presidente della Pro Loco), si è discusso dell’evoluzione storica dei clan siciliani.

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Dopo i saluti istituzionali del sindaco Francesco Li Vigni, Grasso ha incentrato il suo intervento sui tre pilastri della democrazia: giustizia, verità e libertà, utilizzandoli come chiavi di lettura per comprendere la trasformazione di Cosa Nostra e il valore della lotta alla mafia.

Durante la presentazione, Pietro Grasso ha rievocato l’incontro con Giovanni Falcone, il quale gli mostrò la stanza blindata del tribunale contenente oltre 400 faldoni e 400.000 pagine di indagini del pool antimafia. L’ex magistrato ha inoltre ricordato il legame di totale fiducia con Paolo Borsellino e lo shock della Corte d’assise di fronte alla descrizione della “camera della morte” di Sant’Erasmo emersa durante il Maxiprocesso.

Tornato a casa dopo aver toccato con mano la ferocia dell’universo mafioso, Grasso confida alla moglie Maria i timori per quella chiamata come giudice a latere. La risposta della donna diventa un manifesto di coraggio civile: piena libertà di accettare e un sostegno incondizionato. È l’inizio di una vita blindata, una reclusione forzata pagata a caro prezzo dall’intero nucleo familiare.
Il momento più drammatico della testimonianza coincide con il ricordo di un pomeriggio qualunque. Il figlio Maurilio, appena quattordicenne, esce per andare a giocare a pallone. Pochi istanti dopo, il citofono suona. La voce di uno sconosciuto gela la signora Grasso: « Signora, i figli si sa quando escono, ma non si sa mai quando tornano ».

Non si trattava di una vuota intimidazione. Le indagini successive sveleranno un piano efferato orchestrato dal boss Giovanni Brusca: sequestrare il ragazzo per ricattare il magistrato e far saltare il processo. « Trovai mia moglie terrorizzata », ha confessato Grasso. Eppure, davanti al baratro, la famiglia ha scelto di non indietreggiare, opponendo al ricatto dei clan la dignità dello Stato e della giustizia.

Quel Maxiprocesso, ha ribadito l’ex Procuratore Nazionale Antimafia, ha segnato una svolta di civiltà epocale, imponendo il riconoscimento di una mafia fino ad allora negata o considerata estranea all’economia pulita.

Oggi, la sfida si sposta sul piano economico, e il monito di Grasso è categorico: « Bisogna colpire prima la mafia e poi sostenere le imprese ». Per il magistrato, lo Stato deve bonificare il tessuto economico aggredendo i patrimoni criminali. Solo liberando il mercato dall’ombra dei clan, l’imprenditorialità sana potrà finalmente respirare.

La mafia oggi non spara più, ma si nasconde nell’economia digitale e negli affari globali, investendo in fondi finanziari, aziende di copertura e nuove tecnologie come le criptovalute. Per contrastare questa metamorfosi, l’ex Presidente del Senato ha sottolineato la necessità di una vera e propria rivolta culturale che parta dalle nuove generazioni.

Oggi, nella sua “terza vita” dopo la magistratura e la politica, Grasso porta avanti questo impegno con la fondazione “Scintille di Futuro”, nata per formare giovani cittadini attivi e responsabili nelle scuole. Il nome della fondazione racchiude un intimo e drammatico ricordo legato a Giovanni Falcone: un accendino che il magistrato gli affidò il giorno prima della strage di Capaci. Un oggetto simbolo che oggi, nelle intenzioni di Grasso, deve continuare a generare “scintille” di legalità per illuminare il futuro della futura classe dirigente.

L’incontro si è concluso con un focus sulla difesa di giustizia, verità e libertà. Pietro Grasso ha definito la giustizia un «cantiere aperto» che richiede l’impegno di tutti, richiamando poi la Costituzione come un testo «in divenire» non ancora pienamente attuato. «La Costituzione è una promessa quotidiana di uguaglianza e dignità. Finché ci saranno diritti non garantiti, toccherà a noi portare avanti quel cantiere», ha sottolineato l’ex Presidente del Senato.

Oggi alla guida della Fondazione Scintille di Futuro, Grasso ha esortato i giovani a custodire attivamente questa democrazia, citando come esempio il coraggio silenzioso di sua moglie Maria.

L’evento si è chiuso tra i lunghi applausi della comunità di Partanna, uniti in unanime gratitudine verso un uomo e una famiglia che hanno rischiato la vita per il Paese.

Giovanna La Rosa

Pietro Grasso mostra l’accendino che gli donò Giovanni Falcone
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