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Filippo Luna incanta lo Stretto con “Le mille bolle blu”: a Partanna il teatro dell’amore, della memoria e del coraggio

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C’è un luogo in cui la memoria del territorio incontra la musica, la parola e il teatro. È l’area archeologica di Contrada Stretto che ieri sera, lunedì 24 agosto, ha accolto l’ultimo appuntamento della rassegna “Musiche e Parole” con Filippo Luna e il suo intenso monologo “Le mille bolle blu”, scritto da Salvatore Rizzo e diretto e interpretato dallo stesso Luna.

Un appuntamento particolarmente significativo, perché ha chiuso la parte della rassegna ospitata nell’area archeologica di Partanna. Sul palcoscenico, Luna ha riportato una storia d’amore ambientata nella Palermo degli anni Sessanta, quella di Nardino, giovane barbiere di borgata, e Manuele, avvocato. I due si incontrano quando sono ancora giovani e tra loro nasce un sentimento destinato a durare trent’anni, parallelamente alle vite familiari che entrambi conducono secondo i modelli imposti dalla società dell’epoca: mogli, figli, lavoro e una rispettabilità da difendere.

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È un amore vissuto nel segreto, ma proprio per questo ancora più intenso e doloroso. La vicenda prende avvio dalla morte di Manuele: davanti al corpo dell’uomo amato, Nardino ripercorre una vita intera fatta di incontri, desiderio, gelosie, complicità, paure e rinunce. Il passato torna attraverso la memoria e la parola, mentre ciò che non è stato possibile vivere alla luce del sole trova finalmente la forza di essere raccontato.

Il titolo richiama la celebre canzone di Mina del 1961, la stessa epoca in cui ha inizio la storia dei due protagonisti. La musica diventa così un filo della memoria, capace di riportare Nardino indietro nel tempo, nella Palermo di una stagione ormai lontana.

“Le mille bolle blu” non è una novità per il pubblico teatrale siciliano. Debuttato alla fine degli anni Duemila, il monologo è diventato negli anni uno dei lavori più riconoscibili del repertorio di Filippo Luna, arrivando sui palcoscenici di importanti rassegne e festival. Per questa interpretazione Luna ha ricevuto nel 2010 il Premio dell’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro.

Nel corso degli anni la critica ha sottolineato la forza di uno spettacolo capace di affrontare il tema dell’amore tra due uomini senza trasformare la vicenda in una semplice denuncia o in un racconto costruito sul pietismo. Una recensione di LiveSicilia ha definito il monologo coinvolgente e capace di commuovere senza cadere nei luoghi comuni, arrivando a parlare di un’interpretazione di “altissima scuola di teatro”. Anche Articolo21, in una recensione del 2019, ha evidenziato la capacità dello spettacolo di raccontare il mondo degli uomini che amano altri uomini eliminando fronzoli e facili sentimentalismi.

Particolarmente importante è il lavoro di Luna sulla lingua e sul corpo: l’italiano accompagna la dimensione più razionale della narrazione, mentre il dialetto palermitano restituisce la parte più istintiva, affettiva e carnale della vicenda. La semplicità della scena contribuisce a rendere ancora più potente il racconto. Una vecchia sedia da barbiere diventa il luogo dell’incontro, della confessione, della passione e del ricordo. La bottega del barbiere si trasforma in un piccolo universo sospeso, nel quale per alcuni istanti le convenzioni del mondo esterno sembrano non esistere.

Filippo Luna affronta così una storia privata che diventa universale. Perché al centro di “Le mille bolle blu”, prima ancora della questione dell’identità e del pregiudizio, c’è l’amore: quello che nasce, cresce, resiste al tempo e che può essere costretto al silenzio, ma non per questo smette di esistere.

E la scelta di portare questo monologo a Contrada Stretto assume un significato particolare. “Musiche e Parole” nasce proprio con l’obiettivo di trasformare l’area archeologica in uno spazio vivo, nel quale il patrimonio storico possa dialogare con la musica, il teatro, la cultura e la contemporaneità. Ieri sera, dunque, tra le testimonianze di un passato lontanissimo e la voce di Filippo Luna, si è consumato un altro viaggio nella memoria: questa volta non quella archeologica, ma quella intima di due uomini che hanno attraversato insieme trent’anni di vita, combattendo contro una società che li obbligava a nascondersi.

È questo, probabilmente, uno degli aspetti più forti di “Le mille bolle blu”: raccontare una storia ambientata sessant’anni fa e riuscire, ancora oggi, a porre domande sul presente.

Stefano Caruso

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