La proposta avanzata dalla Pro Loco Selinunte nell’ambito del futuro Piano Urbanistico Generale (PUG) merita certamente attenzione, perché affronta un tema reale: il progressivo distacco tra il centro storico e l’area commerciale sviluppatasi negli ultimi decenni. È un problema che esiste e che richiede una risposta. Tuttavia, non tutte le risposte sono necessariamente quelle giuste.
L’idea di realizzare un grande cavalcavia-passerella che superi la linea ferroviaria, trasformandolo nella “Nuova Porta del Centro Storico” e nel simbolo della città futura, suscita più di una perplessità sotto il profilo urbanistico, paesaggistico ed economico.
L’impressione è che si voglia risolvere un problema complesso attraverso un’opera fortemente impattante, destinata ad alterare l’equilibrio di un contesto urbano che possiede già una propria identità storica e architettonica. Castelvetrano non ha bisogno di un nuovo monumento in cemento per ritrovare sé stessa. La sua forza risiede proprio nell’impianto urbanistico storico, nel sistema delle piazze, negli assi viari originari, nei palazzi, nelle chiese e negli spazi pubblici che raccontano secoli di storia.
Piuttosto che immaginare una grande infrastruttura simbolica, sarebbe forse più opportuno concentrare le risorse sulla tutela e sulla valorizzazione del patrimonio esistente. Il centro storico necessita innanzitutto di manutenzione, sicurezza, recupero degli edifici, incentivi per il ritorno delle attività commerciali, miglioramento dell’arredo urbano, della mobilità pedonale e dei servizi. Sono questi gli interventi che restituiscono vita a una città.
Il rischio è quello di inseguire un’idea spettacolare, affidando ad un’infrastruttura il compito di risolvere problemi che hanno invece radici economiche, sociali e demografiche. La crisi del centro storico non dipende esclusivamente dalla presenza della ferrovia, ma da dinamiche molto più profonde che nessun ponte, per quanto scenografico, può invertire da solo.
Anche il richiamo alla creazione di un “brand territoriale” attraverso un nuovo landmark appare discutibile. Le città che riescono a distinguersi non lo fanno necessariamente costruendo nuovi simboli artificiali, ma valorizzando quelli autentici che già possiedono. Castelvetrano dispone di un patrimonio storico, culturale e monumentale che costituisce già il suo marchio identitario e che dovrebbe rappresentare il punto di partenza di qualsiasi strategia di rigenerazione urbana.
Non convince neppure l’idea di introdurre una struttura di forte impatto visivo a ridosso del centro storico. Un’opera di tali dimensioni rischierebbe di compromettere la percezione del tessuto urbano storico, sostituendo la continuità del paesaggio con una presenza infrastrutturale invasiva. Si tratta di una scelta che richiederebbe valutazioni molto approfondite sul piano paesaggistico e della tutela dei beni culturali.
Naturalmente ogni proposta può e deve essere discussa senza pregiudizi. È positivo che associazioni e cittadini contribuiscano al dibattito sul futuro della città. Proprio per questo il confronto dovrebbe concentrarsi sulla qualità delle idee e sulla loro effettiva sostenibilità.
Rigenerare Castelvetrano significa ricostruire il rapporto tra i cittadini e il proprio centro storico, favorire il recupero del patrimonio edilizio, incentivare nuove attività economiche, migliorare la qualità degli spazi pubblici e rendere nuovamente attrattiva la città storica. È un percorso certamente più lungo e meno appariscente rispetto alla realizzazione di una grande infrastruttura, ma probabilmente più coerente con la storia, con l’identità e con il futuro di Castelvetrano.
Le città non ritrovano la propria anima costruendo nuove icone di cemento. La ritrovano quando imparano a custodire e valorizzare quella che possiedono già.
Stefano Caruso













