La Sicilia è la terra di mille colori, sapori e tradizioni che, in alcuni comuni, ancora oggi vengono tramandate da generazione in generazione: un modo piacevole per trascorrere il tempo in maniera genuina ed in allegria spendendo poco o poco più di niente.
Ancora oggi la tradizione carnevalesca a Santa Ninfa è molto sentita tra i ” giovani” della classe ’65 che “rimembrano” le prime esperienze: la prima sigaretta, il primo bacio, la prima bugia, il primo amore, il primo sguardo.Quante emozioni e quanti batticuori!
La tradizione vuole che i quattro giovedì che precedono il Carnevale siano caratterizzati da festa e baldoria, ossia siano giorni speciali, ognuno dedicato ad una categoria di ospiti e secondo un ordine preciso:
Lu primu joviri è di li “zuppiddi”, Lu secunnu di li “cummari” , Lu terzi di li “parenti”, Lu quartu è lu joviri “grassu”.
In queste giornate i “giovani” solitamente si riuniscono in un luogo privato ( come un garage o in un tempo ” lontano” in una stanza di una baracca o di una casa disabitata) addobbato con i poster dei divi del momento, le stelle filanti, i festoni, i palloncini e, naturalmente non possono mancare, le luci psichedeliche, per creare maggiore suspense, e l’ amatissimo e fedele stereo con i dischi di diversi generi musicali: i “lenti” , i “lisci” e gli ” Shake”, che riempiono la stanza di suoni e di sogni. Quanti ricordi si mescolano nelle menti!
Il giovedì, una intera giornata da trascorrere insieme, lontano dallo sguardo degli adulti, preparando leccornie di ogni genere: gustosi piatti tradizionali come i ” maccarruna cavati” con sugo di maiale e salsiccia, i dolci tipici come li “cassateddi ” di ricotta, la “pignulata”, li ” testi di turchi”, li ” sfinci”, le “chiacchiere”, che poi venivano offerti agli “invitati”, naturalmente accompagnati da un buon bicchiere di vino liquoroso. Si faceva a gara, mettendo in ” chianu” tutte le armi: era il momento giusto per farsi “notare”, per incontrarsi, per conoscersi, per creare qualcosa di bello e magari fidanzarsi.
L’ ultimo giovedì , quello grasso è festa “ranni” , la porta di casa è aperta a tutti e si balla tirando coriandoli o facendo semplici scherzi burleschi. Le donne indossano un saio nero ( o di altro colore) di seta o di raso con un cappuccio e una mantellina sulle spalle, il volto coperto da mezza mascherina nera con volant per non essere riconosciute e invitano a ballare ” quel ” ragazzo che piace tanto e che ” non ti fila” . Ci si diverte con poco o quel poco più del nulla.
Queste serate erano e sono fatte per incontrarsi, condividere del cibo e divertirsi , dimenticandosi per un po’ dei problemi e degli affanni quotidiani , ma le giovani avevano lo scopo di cercarsi lu ” zitu”, il fidanzato e magari poi chiudere in bellezza, il martedì del Carnevale, con un bel pacco di confetti verdi: il ” fidanzamento ufficiale!”.
Tradizioni che resistono al tempo, alla ” modernità” , come i proverbi riferiti ai primi tre giovedì:
“Lu joviri di lu zuppiddu cu’ ‘ un si cammarra è peggiu di iddu”.
“Lu joviri di li cummari cu’ ‘un avi dinari s’ impigna lu falari”.
“Lu joviri di li parenti cu’ ‘ un avi dinari si summa li denti”.
Ancora oggi con tanta veemenza viene festeggiato il “giovedì delle comari” ( madrina, amica, vicina di casa) non più a casa come una volta, ma in pizzeria con tanta di musica ed allegria. Una festa tra donne e di solo donne.
Quest’ anno ” le comari ” hanno deciso di festeggiarlo lontano dal loro paesino, a Partanna. Il 29 gennaio alle 20:00 si incontreranno allo “Strapizzami” , dove il buon cibo e tanta buona musica allieterà la loro serata. Ricorderanno i momenti ” rosa” del passato, si racconteranno del presente e sogneranno un bel futuro, non per loro, ma per i loro figli o per i loro nipoti. Eh sì, ora molte donne sono mamme e nonne , ma continuano a sognare e come in un film vedono scorrere le diapositive della vita.
Giovanna La Rosa













