Chi è un avaro? È una persona che gode nell’accumulare denaro, non ama spenderlo ed è molto restio a donare qualcosa agli altri. I suoi interessi sono al di sopra di tutto, anche ai sentimenti sia propri che degli altri. Questo è, in sintesi, il tema di una delle commedie più classiche di Moliere, ispirata all’Auluraria di Tito Maccio Plauto.
Dal 1668, anno della prima teatrale a Parigi, fino ai nostri giorni “L’Avaro” è stato rappresentato innumerevoli volte, sempre con successo. Anche ieri sera il Teatro “Rivoli”, di Mazara del Vallo, ha registrato il tutto esaurito. La storia di Arpagone, usuraio avaro così ossessionato dal denaro da nasconderlo in una cassetta seppellita in giardino, organizzatore dei matrimoni di convenienza per Elisa e Cleante, i suoi due figli che amano, segretamente, la prima Valerio e il secondo Marianna (di cui si è invaghito anche Arpagone, pensando persino di sposarla) crea una serie di gag molto divertenti.
Il finto furto della cassetta dei soldi getta il protagonista nella disperazione assoluta. Però, essendo comunque una commedia, ecco arrivare il lieto fine con un colpo di scena che risolverà le controversie e i due giovani potranno sposare i loro innamorati. Nella eccezionale interpretazione di Enrico Guarnieri, diretto da Guglielmo Ferro, con: Rosario Marco Amato, Liborio Natali, Nadia De Luca, Emanuela Muni, Plinio Milazzo, Mario Opinato, Loredana Marino, Diana D’amico, Gianni Fontanarossa e Ruggero Rizzuti. La storia viene ambientata nella Catania del Seicento a sottolineare che “la patologia” dell’avarizia è un male diffuso in tutti i paesi del mondo.
Lia Meli
















