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Il Gruppo Trekking di Santa Ninfa visita Capo Feto: area protetta della Sicilia Occidentale

Il 17 gennaio 2026 un gruppo di trekker facenti parte dell’ ASD Gruppo Trekking di Santa Ninfa, camminatori appassionati di avventura e natura, è andato alla scoperta di Capo Feto.

Capo Feto, che si estende per 5 km circa, si trova tra Mazara del Vallo e il territorio di Strasatti, è una zona costiera costituita da dune sabbiose, zone umide e specchi d’acqua ed è chiamata così per lo sgradevole odore emesso dalla decomposizione della posidonia depositata sulla costa dalle correnti marine. Questa zona è particolarmente suggestiva per i colori, del mare cristallino, della rena e delle “praterie” terrestri, che la incorniciano e per l’attività di birdwatching che è possibile svolgere grazie alla presenza di pesci vari e crostacei negli specchi d’acqua salmastra e della salicornia, fonte di cibo naturale per l’avifauna. Quest’area protetta è l’ habitat prediletto di Fenicotteri rosa, Chiurli, Nibbi, Alzavole, Marzaiole, Germani reali, fischioni, codoni, cormorani, Cavalieri d’Italia, alcuni dei quali sono avvistabili solo in determinati periodi dell’anno, con strumenti appositi come il binocolo per individuarli, una guida illustrata per riconoscerli, un abbigliamento mimetico per non spaventarli e l’udito per riconoscere i canti.

“Capo Feto” inizia dalla “Cala Spaghetti”, un angolo di paradiso, quasi nascosto, rifugio dei mazaresi in cerca di pace, di sole, di contatto con il Mediterraneo, loro risorsa preziosa primaria, per un tuffo rinfrescante o semplicemente per rilassarsi, ascoltando il suono delle onde, e termina con “Cala pulpa”, una conca d’acqua cristallina con anfratti rocciosi dove solitamente i pescatori vanno a “caccia” di “ pulpa”.

Entrando nell’ area protetta inoltrandoci lungo una strada sterrata possiamo ammirare le bellezze del luogo: le “dune” di sabbia bianca finissima coperte in gran parte dalle egagropoli ( palle di mare, indicatore ecologico delle “praterie” sottomarine), il mare cristallino dai fondali bassi, le zone umide, habitat di meravigliosi uccelli stanziali e migratori, come i fenicotteri, animali sociali che vivono in colonie per la loro sopravvivenza e, pur essendo abituati alla presenza umana, fuggono in volo se disturbati da rumori eccessivi (urla, stridori, droni) e movimenti maldestri “umani”, di ipotetici fotografi, bambini e vacanzieri.

Capo Feto è una zona particolarmente silenziosa, lontana dai rumori antropogenici, dove gli unici suoni che si odono sono quelli naturali come le voci degli uccelli, il vento che accarezza la pelle, il rumore delle onde del mare che dolcemente s’ infrangono nella battigia lasciando piccoli tesori: conchiglie ( intere o frammentate), ossi di seppia, opercoli calcarei, alghe e piante marine, fossili. Uno spettacolo incantevole che dona benessere e serenità a chi ha la fortuna di attraversare questa particolare area e di fermarsi di proposito.

Entrando nell’area protetta, è possibile scorgere un’idrovora, un tipo di pompa che avrebbe avuto lo scopo di assorbire ed asportare le grandi masse di acqua presenti nell’area per opere di bonifica del territorio. Una struttura mai utilizza per questo scopo, ma usata successivamente per la valorizzazione e conservazione del territorio.

Continuando il percorso naturale, barcamenandosi tra cumuli di spazzatura distrattamente abbandonata da vacanzieri occasionali o appositamente depositata da utenti locali, si incontra l’ex casermetta della guardia di finanza , ormai abbandonata e semi diroccata, che assieme al faro segnano il confine della riserva.

Capo Feto è un paradiso terrestre da salvare e da custodire, come uno dei tanti presenti nella Sicilia Occidentale, poco rispettato e valorizzato dagli abitanti locali, ma particolarmente apprezzato dai turisti.

Giovanna La Rosa