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Il Circolo Legambiente “Crimiso” di Castelvetrano esplora il ” Bosco della Montagna” e scopre il suo tesoro inestimabile.

Il Circolo Legambiente Crimiso di Castelvetrano è un’associazione ambientalistica locale, parte integrante di Legambiente Sicilia, che persegue obiettivi di tutela, salvaguardia e valorizzazione del territorio belicino.

Il Circolo Crimiso, il 18 gennaio 2026, ha coinvolto un cospicuo gruppo di persone, tra soci e liberi cittadini, nella passeggiata organizzata nel “Bosco della Montagna”, un luogo di grande interesse naturalistico e storico per Castelvetrano per la flora, la fauna e la vegetazione, ma soprattutto per la presenza di “11 pilozze”, tracce di un passato agricolo e industriale, trovate nel secolo scorso, che non sono state possibili datarle con precisione. Questa zona, anticamente era priva di vegetazione ed era utilizzata per i pascoli e la macerazione del lino, pianta diffusa nel territorio, successivamente è stata piantumata intorno al 1990 ed oggi, assieme ad altre aree boschive del territorio, fa parte del demanio forestale.

Il ” Bosco della Montagna”, si trova a circa 3,5 km dal centro abitato, si raggiunge percorrendo la vecchia statale verso Paceco e dopo una serie di tornanti in discesa poco transitabili, si arriva ad una zona che presenta dei rilievi di roccia di calcarenite e di gesso. L’area naturalistica affascinante per la flora, la fauna locale e la vegetazione, è costituita dalla cosiddetta Macchia Mediterranea, ricca di querce da sughero, lentisco, abeti, pini, eucalipti, palme nane, dragoncello, graminacee, asparagi selvatici, carciofi, muschio, licheni, ecc.

Dopo aver superato il cancello d’ingresso, percorrendo un sentiero caratterizzato da una salita impervia si giunge alla massima sommità del bosco dalla quale è possibile osservare i paesi limitrofi: Santa Ninfa, Partanna e Capo San Marco, oltre le isole di Levanzo e Favignana e le vasche naturali che alimentano la Diga Delia.
Accanto è collocata una torretta d’avvistamento (torre antincendio), che conferma la presenza del corpo forestale, .per il controllo del territorio . Purtroppo questo luogo, nel passato è stato teatro di incendi dolosi, che hanno distrutto parte del patrimonio naturale e faunistico, ed oggi si aggiunge anche il bracconaggio che minaccia la biodiversità alterandone gli equilibri naturali.

A pochi passi dal bosco, scendendo per un sentiero si intravedono una fila di 11 pilozze di pietra comunicanti tra loro, un tempo usate per far macerare le piante di lino secondo un procedimento piuttosto lungo e complicato: macerazione, battitura, asciugatura, stigliatura, pettinatura e filatura. delle fibre. Infine, il filato ottenuto veniva raccolto in matasse e trasformato in gomitoli, quindi lavorato a maglia o a uncinetto e usato per l’abbigliamento e biancheria per la casa. Poi, il prodotto finito veniva conservato nei magazzini adiacenti le vasche, oggi rifugio per le pecore.
La macerazione del lino era regolamentata da decreti ben precisi emanati tra il 1870 ed il 1876. Questi bandi miravano a limitare i rischi igienici, in quanto la decomposizione della pianta in acqua causava malattie dovute alle esalazioni ritenute nocive alla salute oltre ad inquinare i fiumi e i canali di irrigazione che danneggiavano le coltivazioni agricole circostanti e per questo motivo le vasche dovevano essere poste lontano dal centro abitato. Nel 1888 si ebbe la fine della coltura e lavorazione del lino per tutelare la salute degli abitanti e negli anni ‘50, il lino scomparve dalle campagne siciliane quasi definitivamente.

Oggi, a testimonianza della coltura del lino e della sua lavorazione, sono rimaste le 11 pilozze di pietra in un’area tutelata e considerata come riserva naturale da proteggere e conservare come patrimonio storico-culturale.

Giovanna La Rosa

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