Partanna – Castello Grifeo , 22 Agosto 2025 – La corte del Castello Grifeo si è illuminata ieri sera, 22 agosto, non solo di luci, ma soprattutto di storie, musica e un profondo senso di comunità, in occasione della tradizionale Festa dell’Emigrante. Un appuntamento che, anno dopo anno, si conferma un crocevia emozionante tra il passato di chi ha dovuto spiccare il volo e il futuro che si costruisce giorno dopo giorno con radici ben salde.
L’evento, che ha visto una calorosa partecipazione nonostante fosse un venerdì sera, ha saputo intrecciare con maestria memoria e speranza. Ad aprire le danze, le note evocative de “Il mio canto libero” di Battisti, un preludio perfetto per una serata dedicata a chi ha cercato, e continua a cercare, un futuro oltre i confini della propria terra.
A guidare il pubblico in questo viaggio di emozioni è stata Anna Maria Varvaro, la cui conduzione impeccabile ha saputo unire eleganza e calore. Il suo abito rosso, scelto con una precisa intenzione, ha reso omaggio a un simbolo potente: il rosso con cui le mamme vestono i propri figli prima di un viaggio incerto, un colore visibile in caso di naufragio, un monito silenzioso ma straziante legato alla memoria del piccolo naufrago ritrovato anni fa. Un dettaglio che ha aggiunto un ulteriore strato di significato a una serata già densa di emozioni.
La Libera Orchestra Popolare ha poi incantato la platea con un repertorio che ha spaziato tra classici intramontabili e brani carichi di significato. Da “Samarcanda” a “C’era un ragazzo”, passando per “L’isola che non c’è” e “Ti lascio una parola”, ogni canzone è stata accolta con un’ovazione. Il culmine è arrivato con un vibrante “Bella Ciao”, cantato a squarciagola da tutto il pubblico, incluso il Sindaco, in un momento di pura comunione collettiva.
Ma la festa non è stata solo musica. La mostra di quadri dell’artista Mimma Rita Palermo ha offerto spunti di riflessione visiva, mentre l’esposizione di oggettistica ha richiamato alla mente saperi e tradizioni. L’intervento di Simona Scovazzo, mediatore linguistico, ha arricchito il dibattito sull’integrazione e sul dialogo tra culture, mentre il racconto di Angelo Valenti ha toccato le corde più intime della nostalgia e dell’identità.
Stefano Caruso















